Agroresistenza cannabica

Anche l’antimafia vuole la legalizzazione.

Stanco della situazione odierna, anche Roberti si pone a favore di un’ipotetica legalizzazione. Come lui, già altre potenti autorità, hanno capito che la guerra agli stupefacenti  di tipo leggero è stata persa già da un po’.

Così facendo diminuirebbero drasticamente gli spazi dedicati al mercato delle organizzazione criminali, dando a questi ultimi una grossa batosta sul piano economico e cercando di garantire un’alta qualità e salubrità del prodotto al consumatore finale andando incontro ad una riduzione del danno.

Ed anziché continuare a far circolare in giro sostanze di illecita provenienza, di scarsa qualità e ricche di contaminazioni, pesticidi e  fertilizzanti, il procuratore antimafia parla di legalizzazione della cannabis in una lettera scritta su Repubblica.

“Deve essere – dice – lo Stato nella sua centralità, e in via esclusiva, a occuparsi della coltivazione, lavorazione e vendita della cannabis e dei suoi derivati. Così sottrarremo spazi di mercato alle organizzazioni criminali come ‘ndrangheta e camorra, o ai clan nord africani, afgani, albanesi.”

“Abbiamo già avuto modo di segnalare come, – spiega – di fronte all’incredibile incremento dell’uso e dello spaccio di droghe leggere – un vero e proprio boom che ormai conta 3 milioni di consumatori abituali solo nel nostro paese – l’azione di contrasto ai cartelli criminali e al terrorismo tende a potenziare i suoi strumenti e le sue risorse investigative contro i narcos, contro i trafficanti e i grandi riciclatori con i loro spaventosi volumi d’affari, e il relativo inquinamento dell’economia a livello internazionale”.

Di conseguenza, cala la lotta ai cosiddetti pesci piccoli: “Comprensibilmente si razionalizza su quel fronte della cannabis l’impiego delle forze dell’ordine, che comunque sono sul campo, specie in alcune realtà del paese, con grande impegno e abnegazione”, prosegue il procuratore, secondo cui “il punto è che stilare le priorità è fondamentale. E non può che essere prioritario concentrarsi nella lotta contro gli imperi criminali dei narcos e le droghe pesanti e sintetiche”.

Per il ministro della Salute Beatrice Lorenzin legalizzare il consumo della cannabis “è una scorciatoia, non ci si rende conto di ciò che è importante e di ciò che non lo è, di ciò che è giusto e di ciò che non lo è”. Convinta proibizionista da sempre, lo ha ribadito ieri in una visita alla comunità di recupero di San Patrignano: “Sono assolutamente contraria”.

Tutto questo costa alle tasche dello stato circa 7 miliardi l’anno, se consideriamo l’impegno delle forze dell’ordine al contrasto delle droghe leggere. Tutti soldi che mancano e potrebbero essere utilizzati per la ristrutturazione delle scuole o per scopi sociali, per citare alcune possibili destinazioni di quei proventi, come già fanno in Colorado da qualche tempo; o magari, perché no, anche per finanziare una ricerca seria, che punti ad approfondire l’utilizzo della canapa in campo medico.

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